Orario di apertura

aprile - settembre
ogni giorno, 9:00 - 18:00
 

ottobre - marzo
ogni giorno, 10:00 - 17:00

 

MUSEO È APERTO IN TUTTI I GIORNI DELL'ANNO!

TARIFFARIO


BIGLIETTI
adulti: 6 €
pensionati: 4 €
studenti, alunni: 4 €
scolari di scuola elementare: 2,5 €


VISITA GUIDATA DEL MUSEO

20 € per un'ora per gruppi meno di 15 persone


VISITA GUIDATA DI ALTRE ZONE
25 € per un'ora per uno gruppo


mostra permanente

L’esposizione simbolica qui allestita introduce il visitatore nel tema della mostra permanente corredata di carte geografiche che rappresentano i fronti aperti in Europa durante la prima guerra mondiale e le modifiche dei confini politici apportate a guerra finita. Vi sono esposte bandiere, ritratti di combattenti di svariate nazionalità e le pietre tombali recuperate nei cimiteri militari dell’Alto Isonzo.

vhodna avlaVhodna - portreti


 

 

 


Anche le sale di Kobarid (Caporetto) del 1. piano (n.1,2,3) sono dedicate a questo tema: vi è rappresentata la millenaria storia di Kobarid (Caporetto) che essendo sorto all’incrocio delle due vallate dell’Isonzo e del Natisone che mettono in comunicazione il Friuli con la Carinzia, fu proprio a causa della sua posizione teatro di molteplici scontri e guerre. Nella piazza di Kobarid (Caporetto) la bandiera fu cambiata per ben dieci volte nel corso dell’ultimo secolo. I visitatori trovano in queste sale molte informazioni di cui possono avvalersi soprattutto durante il percorso dell’itinerario storico e la visita del sito archeologico tardo-antico del Tonocov grad.

La collezione dedicata al fronte isontino è esposta nella Sala del Monte Nero, nella Sala bianca, nella Sala delle retrovie, nella Sala nera ed al secondo piano con la caverna.

SALA DEL MONTE NERO

La sala del Monte Nero rappresenta il periodo iniziale degli scontri lungo l’Isonzo avvenuti dopo l’entrata in guerra dell’Italia del 24 maggio 1915. Gli alpini italiani conseguirono la prima brillante vittoria del fronte isontino con la conquista della cima del Monte Nero (2244 m) strappato dalle mani dei difensori ungheresi.

Al centro di questa sala è collocata una riproduzione plastica su scala 1:1000 del Krn (Monte Nero, della Batognica (Monte Rosso) e delle cime limitrofe. Molti visitatori ne prendono visione dettagliata prima di intraprendere l’ascesa su questo settore, il più elevato, dello storico fronte isontino oppure al ritorno da questo indimenticabile “museo all’aperto”.

Monte nero

 krnska

 

 

 

 

TORNA ALL'INIZIO

SALA BIANCA

La sala bianca ha per tema le sofferenze patite dai soldati che fecero la guerra in alta montagna per ben ventinove mesi. Nessuno certamente ebbe prima della partenza la benché minima idea di ciò che avrebbe vissuto là. I soldati austro-ungarici passarono prima dieci mesi di scontri armati nelle pianure del fronte russo e nei Balcani mentre la maggior parte dei soldati italiani non era mai stata al fronte. Al duro ambiente delle montagne carsiche si aggiunsero altre difficoltà e vittime dovute agli inverni in cui lo spessore della neve fu di cinque, sei e più metri ancora, ai trasporti attraverso le Alpi Giulie, ecc. La guerra non ebbe certamente fine già all’inizio del primo inverno, come andavano dicendo le autorità politiche e militari.

bela soba 2Bela soba 4

 

 

 

 


2 agosto 1915
“Oggi riprendo a scrivere nel diario. Nei quattro giorni passati sulla Batognica non ho potuto scrivere. In questi giorni ho vissuto le più tristi atrocità di questa orribile guerra… Il giorno 29 sono rimasto per 24 ore rannicchiato in una trincea tra i cadaveri dei nostri giovani e dei nemici. Insopportabile la puzza…L’acqqua scarseggia ed è maleodorante. Ci viene fornita in otri. Per due giorni non ho assunto né cibo né acqua…”

(Virgilio Bonamore, Diario, 1915)

TORNA ALL'INIZIO

SALA DELLE RETROVIE

La sala delle retrovie descrive anche come la zona delle retrovie del fronte isontino sia diventata un vero e proprio formicaio di centinaia di migliaia di soldati ed operai dislocati lungo la linea compresa tra il Rombon ed il golfo di Trieste. Il congegno militare di ambedue gli eserciti andava chiedendo con un continuo crescendo posizioni blindate, strade, acquedotti, funicolari, ospedali, cimiteri officine, case di tolleranza, ecc.

Zaledna soba 1Zaledna soba 2

 

 

 

 


Retrovie – parola magica. Riposo, dormite, acqua, cibo, fine della paura, divertimento…..tutto in attesa di ritornare nelle trincee.

Tutti si lavorava la terra prima della guerra e s'era d'abitudine atti a risparmiare su ogni cosa e tanti mancamenti non ci facevano paura. Tante cose, poi, non le avevamo mai viste che qui: da fumare, il caffé e le scatolette e il tabacco, erano cose che non si usavano in campagna e che si vedevanodi rado perché per averle bisognava comperarle ma de franch non se ne vedevano mica tanti.
(É stato un autunno freddo, Edizioni Saisera, 2009)

TORNA ALL'INIZIO

SALA NERA

Nella Sala nera – la sala del monito si conclude la descrizione della guerra di posizione protrattasi per 29 mesi lungo l’Isonzo. L’assurdità degli eventi di cui furono teatro per interi 28 mesi le montagne dopo la conquista del M. Nero, è espressa dai ritratti degli alpini immersi in preghiera prima di andare in battaglia, dalla porta d’ingresso di una prigione militare italiana, dall’affusto di un cannone abbandonato su una rovina di sassi e rottami di ferro e dalle fotografie disposte nella parte superiore a rappresentare gli orrori della guerra. Fallirono tutti i successivi attacchi italiani contro le munite posizioni austro-ungariche. Solo dopo la comunicazione delle gravi perdite subite al fronte fu possibile la ritirata sulle posizioni di partenza. Nell’edificio in cui si trova attualmente il museo, ebbe sede il tribunale militare italiano.

Črna sobaČrna soba - rov

 

 

 

 


14 agosto 1915
“..Allora accadde improvvisamente un’incredibile tragedia. Due cannoni austriaci, di cui non avevamo la minima idea, aprirono un fuoco incrociato sparando dal lato destro e dal sinistro direttamente sui bersaglieri falciandoli tutti. Il fuoco incrociato delle mitragliatrici, aperto da una distanza inferiore ai 300m, continuò ad abbattere ad ogni raffica decine di uomini. Trovandoci in una posizione più elevata fummo testimoni di questo macello…”

15 agosto 1915
“Oggi appena ho potuto rendermi conto della gravità indicibile di questa catastrofe. Il 21. battaglione non esiste più ad eccezione di una cinquantina di superstiti, dimezzati il7. ed il 9. regg. del 36. battaglione, decimato il 23. battaglione. Uno sfacelo orrendo..”

(Virgilio Bonamore, Diario, 1915)

TORNA ALL'INIZIO

SECONDO PIANO

Al secondo piano è esposto il materiale riguardante l’evento conclusivo del fronte isontino, la 12. battaglia dell’Isonzo, nota con il nome di battaglia di Caporetto. Le unità scelte tedesche ed austro-ungariche lanciarono il 24 ottobre 1917 una controffensiva, cogliendo di sorpresa il comando italiano, nel territorio montuoso dell’Alto Isonzo. Esse non conseguirono soltanto la vittoria essendo ricorse ad una nuova tattica di guerra, bensì spostarono anche le operazioni belliche all’interno dello stato italiano. I preparativi di quest’offensiva furono per gli attaccanti eccezionalmente laboriosi, infatti dovettero trasportare ai piedi delle montagne e nel breve spazio di tempo di poco più di un mese il materiale occorrente caricato su ben 2400 treni e gli uomini che furono poi trasferiti al di là delle catene montuose nella valle isontina. Una riproduzione plastica di 27mq che rappresenta l’Alto Isonzo su scala 1:5ooo illustra ai visitatori del museo la portata di quest’operazione mentre gli spostamenti e gli schieramenti delle unità combattenti sono riprodotti su grandi carte carte geografiche.

2. nadstropjeRelief4

 

 

 

 


14 ottobre
“Fatta la colazione ho passato in rassegna il 119. ed il 121 regg.: la situazione è ottima, il materiale umano stupendo.”

26 settembre (Kobilja glava 1475 m)
“Raggiunta la cima, abbiamo potuto osservare dall’alto le montagne occupate dai nemici. Si rese necessario spiegare ai nostri generali il fine, le mete prefissate ed i dettagli del nostro piano d’azione. Il tutto si è svolto nel migliore dei modi giacché il fronte ci stava davanti come un’enorme carta geografica.

(Dal Diario del gen. Otto von Below, comandante della XIV armata tedesco-austriaca)


Una ricca collezione di fotografie illustra i preparativi e lo svolgimento della battaglia: si tratta di fotografie originali riprese soprattutto nella seconda metà dell’ottobre 1917 e nei primi giorni della battaglia, tuttavia la testimonianza più ampia riguarda gli eventi della piana di Bovec (Plezzo) e l’attacco lanciato con mine a gas dai Tedeschi contro le unità della brigata Friuli, l’avanzata della 12. divisione salesiana da Tolmin (Tolmino) verso Kobarid (Caporetto) e dell’unità guidata dal primo ten. Erwin Rommel lungo i versanti del Kolovrat alla conquista della cima del Matajur.

Soba preboja 1

 

 

 

 


“L’intera linea dell’orizzonte verso Bovec (Plezzo) era illuminata da lampi, diffuso chiarore e dalle fiamme. I proiettili dei grandi cannoni appostati nel paese di Soca (Oltresonzia) attraversavano simili a meteore infuocate questa alluvione di fuoco. Ogni proiettile era accompagnato da un orrendo frastuono.”
(Josef Vachal, Malir na fronte, Paseka, 1996)

TORNA ALL'INIZIO

Una proiezione filmata di 20 minuti presenta una descrizione più dettagliata degli eventi ed è disponibile in undice lingue. Altrettanto vale per la riproduzione sonora della lettera scritta al padre da un soldato collocato nella “caverna italiana” scavata sul massiccio del M. Nero. Il contenuto della lettera e l’accompagnamento musicalecostituiti dalla popolare canzone friulana “Stelutis alpinis”(stelle alpine) toccano nel vivo l’animo dei visitatori inducendoli a meditare sulle angustie e sofferenze umane vissute dai soldati di ambedue gli schieramenti.

Kaverna 1

 

 

 

 

 

 

 

 

“Caro padre, non mi trovo più sul Carso. Come ho già scritto alla mamma, sono stato nelle retrovie lungo il basso corso dell’Isonzo. Solo per il breve periodo di dieci giorni.Ora mi trovo già da un mese circa nell’Alto Isonzo su quell’alto massiccio montuoso che abbiamo conquistato durante l’ultima offensiva. La nostra brigata se l’è cavata bene durante le battaglie…”

TORNA ALL'INIZIO


“Il museo di Caporetto non è un museo di guerra, bensì dell’uomo e delle sue angustie. Non è un museo della vittoria e della gloria, delle bandiere liberate o calpestate, della conquista e della vendetta, del revanscismo o dell’orgoglio nazionalistico. In prima fila sta l’uomo, colui che ripete ad alta voce oppure tra sé e sé, a se stesso oppure ai compagni di sventura esprimendosi nelle diverse lingue del mondo: “Maledetta guerra!” In questa concisa imprecazione sta la fondamentale testimonianza del museo di Caporetto, il suo successo ed il suo diritto e la necessità di esistere e progredire.”
(Dott. Branko Marusic, Kobariski muzej (il museo di Caporetto) – Guida del museo)

TORNA ALL'INIZIO

biglietto da visita

Kobariški muzej

Gregorčičeva ulica 10

5222 Kobarid

SLOVENIJA

tel: +386 (0)5 389 00 00

GSM: +386 (0)41 714 072

fax: +386 (0)5 389 00 02

Lokacija